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Meditazioni del Lunedì: continuiamo insieme!

Per essere nella presenza, devo coltivare a lungo uno sguardo sull’io, anziché guardare

tutto dai suoi occhi.

Anziché guardare il mondo dalla rabbia, dalla tristezza, dall’eccitazione,

guardo la rabbia, la tristezza, l’eccitazione.

La presenza è riconoscere quello che c’è, riconoscere la calma, riconoscere il movimento dei pensieri, non preferire la calma al movimento dei pensieri, non scegliere. 

La presenza è smettere di aver paura della propria delicatezza.

Ciò che osserva la paura non è spaventato, ciò che osserva la rabbia non è arrabbiato.

Nella presenza c’è discontinuità rispetto all’io. 

Per sentire la presenza, bisogna fare un passo fuori dall’io, dalle reazioni mentali di cui è fatto, dalle identificazioni che coprono la sua paura di essere nulla.

Il modo in cui guardiamo al nostro io è essenziale quanto lo sguardo stesso. Va allenato

uno sguardo tenero, compassionevole, uno sguardo fermo che vede i limiti ma non si trasforma in giudice, in critico puntiglioso e acido, né in risolutore dei problemi altrui.

In noi c’è qualcosa che non pretende e non si impone, qualcosa che semplicemente è. 

Un puro conoscere sorridente.

Chandra Candiani da ‘Il silenzio è cosa viva.’ Einaudi